I medici confermano che lui ce la farà. Lui ha un’intera vita davanti, ripetono. Io chiudo gli occhi. Io cerco di dormire. Sento scoppi in distanza. L’intera città sta esplodendo come la festa, come una festa, petardi e fuochi d’artificio. I medici dicono che sono i terroristi, che vogliono destabilizzare lo stato, colpire gli innocenti, come Giulia, come gli altri ospiti della casa.
Io non so. Io mi chiedo chi sia davvero senza colpa. Io mi addormento e faccio un sogno dove c’è Francesco. O lo incontro sul serio, mi viene a trovare, fluttua e non si distingue e Silvia, mi chiama Silvia, da tanto non sentivo il mio nome, la voce è la sua, la sento e la capisco,
Silvia, posso restare poco, ci sono anch’io tra quelli che chiamano assassini; mi dispiace, mi dispiace per te e per Giulia e non solo, ma un mondo così non può esistere; è terribile, l’hai visto e lo vedi e lo vivi pure tu, stai male e tanti stanno male, abbiamo dentro troppa rabbia e paura e dolore, abbiamo e abbiamo avuto genitori invisibili, ci apriamo ferite o dobbiamo reagire con la nostra violenza di bambini; troppa rabbia e paura e dolore, ma a un certo punto tutto finirà e tutto sarà meglio, te lo prometto, tu e io assieme, perché, perché lo sai fin dall’inizio, sarei dovuto venire prima ma ti guardavo ed eri diversa e con un altro e non avevo il coraggio e mi sbagliavo; forse te l’ho già detto, avrei dovuto ripetertelo ogni giorno, ogni ora, Silvia,
senza te non sono niente.
Senza te non sono niente, mi sussurra, e mi bacia sulla fronte e sento il suo respiro caldo ma non soffocante, il suo profumo di ragazzo, di un’estate dopo gli esami che credevo finita, sprecata.