glen danzig è un uomo di lettere, perbacco!

Come da oggetto.
Secondo me conosce a memoria tutto Lovecraft e tre quarti della Clavicula Salomonis e mezza bibbia di Satana e ne parlerei con lui (che ha sani gusti tamarri) piuttosto che con ****, **** o l'esiziale *****. Tanto per dire.
Ecco, soprattutto non con l'esiziale *****. Ci siamo capiti? Sì? No? Pazienza.
Il vostro popost (il post pop, insomma) di oggi è stato servito. Altri non ne seguiranno, almeno per qualche tempo. Statemi sani, bevete molta acqua al mattino, fate molto moto al pomeriggio, mangiate leggero la sera e andate a letto presto. Leggete. Sognate. Staccatevi da 'sto schermo.

marketing & libri & spazi da conquistare

Trovo su Critical Mass e diffondo volentieri, anche perché il post è firmato da Stewart O'Nan, uno tra i miei autori preferiti (da noi, purtroppo, ormai disponibile solo questo) e perché la sua analisi non mi sembra riguardare solo l'America, anzi. Su un paio di punti si potrà forse dissentire, ma il messaggio è limpido e urgente.
Per una traduzione che purtroppo non ho il tempo di fare, ricorrere al vecchio BabelFish (dai risultati a tratti esilaranti, ma che comunque suggerisce il senso generale dell'intervento).
I neretti sono miei. Take extra care.

For the literary novelist, it's not just that there are fewer column-inches out there. The real danger is that what little space is left is taken up by books which are marketing events rather than works in need of a thoughtful critique (Harry Potter, trendy political nonfiction, a celebrity author's latest) or by genre stuff that's essentially review-proof (chick-lit, true crime, mysteries, audiobooks). If you're not a hoary eminence or the new kooky flavor-of-the-month or a boring, important award winner, you're lucky to get any press at all. It's hard to blame book page editors, since they're simply echoing what the industry as a whole is doing, but for the serious writer, the crunch is on from both sides.

!kung, ovvero: l'influenza gioca strani scherzi

LogoHo la febbre alta altina, trentanove e tre quarti (tre quarti?), e quindi ricordo ricordi dementi e qui ve li scodello. Una robetta -si spera- sfiziosa e divertente apparsa su !Kung, webzine -sicuramente- sfiziosa e divertente, più avant punk che avant pop, sul finire dello scorso millennio.
!Kung ora non c'è più. Una prece. E sanipirina e succhi di frutta e bacinbocca.


GIOVANNI'S SCHOOL
Musica per i vostri occhi, letteratura per le vostre orecchie.
di Giovanni S. Arden

GIOVANNI’S SCHOOL (Britney Spears featuring Susanna Tamaro)
Giovanni va a scuola con una mela in tasca. Appena arrivato, la tira fuori e la regala alla maestra. C’è il compito in classe. E’ ben preparato. Consegna prima degli altri ed esce. Saluta con un gesto della mano la sua fidanzatina, che sorride. Se ne torna a casa.

GIOVANNI’S SCHOOL - no hope remix (Kmfdm feat. Shaun Hutson)
Giovanni esce da casa con una Desert Eagle dentro la tasca della mimetica. Sfonda la porta dell’aula con un calcio di anfibio. Spara in testa alla professoressa. Il cervello dipinge la lavagna. Strappa le domande del compito in classe e le fa ingoiare alla sua ex fidanzatina. Lei piange. Lui le spara. Cervello si aggiunge a cervello. Alla fine Giovanni si punta la Desert Eagle alla tempia e preme il grilletto. Blam. Torna a casa dentro un sacco.

GIOVANNI’S SCHOOL - pumpin’ dick redub (Genitorturers feat. Marco Vassi)
Giovanni va a scuola con un’erezione mattutina bella soda. Indovinate con cosa bussa alla porta della classe. Appena la professoressa apre, glielo ficca dentro. Lungo lungo lungo. Un bel regalo. Le devasta la figa peggio che Bob Malone. Quando viene, schizzi di sborra escono dalle orecchie della prof. Poi si fa la fidanzatina, aprendola in due tipo cozza marinata. Poi tutta la classe, sfondando il culo di maschi e femminucce. Poi usa i fogli del compito in classe per ripulirsi dai filamenti collosi. Quando torna a casa, in attesa della mammina, si infiocina il babbo.

GIOVANNI’S SCHOOL (COOL’S COOL) - totally amped up revisionist version (Chemical Bros feat. Irvine Welsh)
Giovanni si è calato la prima chicca della giornata. La professoressa è blu notte. La classe gomma. Brucia le domande del compito per riscaldare la broda dentro il cucchiaino. La sua vena è assetata. Ci sta uno schizzo pure per la fidanza. La professoressa rimane senza e va in crisi, colmando le mutande. Quando Giovanni torna a casa, si incazza con il babbo che non ha voluto aprire al pusher.

GIOVANNI’S SCHOOL - toxic remastering (Rob Zombie feat. Richard Laymon)
Giovanni si sente strano, ma va a scuola lo stesso. Quando la professoressa lo saluta, lui le vomita addosso chili di lava fluorescente. La professoressa si scioglie come un budino. Giovanni diventa verde e comincia a perdere brani di pelle, una mano, un orecchio. La fidanzatina urla. Tutti urlano e tutti dimenticano il compito in classe. Anche Giovanni urla e scappa a casa, vicino alla discarica abusiva dei rifiuti tossici.

GIOVANNI’S SCHOOL - neurofix injection (Einsturzende Neubauten, feat. Jeff Noon)
Giovanni, in foga da hackerfacile con innesto biomatrix, similsurfa dentro la fonte html. Dgt password mentre qualche neurone frizza. L’innesto deve contenere crittogrammi e una trapdoor suicida. Troppo tardi. Risponde alle acessodomande e vola nelle virtuocosce dell’amore in web dalle quali non uscirà più. In realtà non è neanche a casa. Non è e basta. Nullificato nel vortice.

GIOVANNI’S SCHOOL - next age mix (Enya feat. Deepak Chopra)
Giovanni ritorna da un viaggio in Amazzonia. Entra in aula profumando di patchouli e beautitudine, la professoressa lo guarda con occhi luminosi, i compagni e la fidanzatina pure. A che serve il compito in classe, quando hai davanti a te colui che tutto può spiegare? Giovanni parla agli astanti, con tono pacato, discorrendo di Atlantide, Mu, il regno di prete Gianni, ciò che ci aspetta dietro la soglia e le profezie di San Malachia. Congeda gli amici con una frase da incidere su una stele di marmo: "Pietra che rotola, ferma non sta." A casa lo aspetta altra gente, assetata di conoscenza.

Fate il vostro mix! Io ne ho a migliaia, ma è più divertente se giocate anche voi!
Giovanni - sto andando a scuola.


back to the back of the back of beyond

Back20to20the20future20

Per il feticista che nutrisse un'insana nostalgia per il mio vecchissimo sito o il mio vecchio blog, basta cliccare rispettivamente qui o qui. I pulsanti non sono visualizzati ma in gran parte funzionanti e attivi.
Il miracolo grazie alla Wayback Machine. E dunque: la memoria di internet è infallibile, spietata, oggettiva? Non rispondete. Mi fa paura. Credo di no. Spero di no. Se i ricordi non fossero quello che sono (ricordi e basta, appunto), saremmo tutti morti da tempo. Probabilmente. O ridotti molto male. E questo, forse, lo siamo già.
Have a nice day, apocalyptically yours, eccetera eccetera.

tu sei un uomo cattivo, non è vero?

BukkakeMy, My Amerikan Bukkake Too. Di Susannah Breslin. Su rete, gratis. Già che ci siete, comperate anche la sua raccolta di racconti del 2003, You're A Bad Man, Aren't You?, se ancora riuscite a trovarla a un prezzo ragionevole. Saluti.

i wrote a book about rock and roll

Mrtexperience_1... che è il titolo di un grande pezzo di un grande gruppo, ma in realtà I translated a novella by Stephen King. La scorsa estate. Che fa sempre piacere. Soprattutto quando la novella è bella (rima). Come in questo caso. Undici settembre e dintorni senza un grammo di retorica. The Things They Left Behind, in italiano Le voci delle cose, e la trovate qui.
Ultimamente traduco pochissimo, tempo zero, ma quando capita la proposta giusta, l'occasione che fa l'uomo ladro, ehi, gabba gabba hey.
Magari prossima settimana per gli auguri di Natale, e il primo che biascica "anche no" con accento da Navigli si becca l'Acer sul lavoro del proprio dentista. Allegria, allegria, allegria.
PS: vera allegria, o comunque grande godimento, domenica 17 dicembre con i See Emily Draw. Andare & ascoltare.

la credibilità del blogger letterario medio

Payola1If there’s one thing that unites book bloggers it’s the ability to share online our love of books. So when someone offers you a FREE book you’d be silly not to take it, right?
(...)
Which brings me onto something that’s being bugging me for a long time: the industry’s deliberate manipulation of bloggers to promote books that might otherwise not receive the same level of attention from the mainstream media, and the apparent willingness of many book bloggers to be used in such a manner.

Il resto del post su Metaxu Café. Non concordo con tutto quello che viene detto (l'onnipotenza dei blog come strumento di promozione andrebbe ridiscussa, e un'operazione in tal senso viene varata nei commenti), ma una verità di fondo esiste ed è evidente e attuale e non solo negli USA. Anzi.
Per la cronaca, e non voglio fare il primo della classe, con l'ovvia eccezione di quelli scritti da me o che grazie a me hanno visto la pubblicazione, tutti i libri (e non solo) di cui ho parlato in queste pagine sono stati pagati di tasca mia. Così, giusto per. Pur non essendo il mio un litblog in senso stretto né largo, né S né XL.
A volte, quando si è nel dubbio, basta semplicemente un no, grazie. E questo non è un messaggio contro la droga. Antidoping, forse.

squole di scrittura

Donkey_1 Parecchi anni fa, intervistato dalla rivista Strane Storie, risposi così a una domanda sulle scuole di scrittura italiane

La maggior parte delle scuole di scrittura, come quella di Baricco, con i costi che ha, è l'equivalente della scuola americana che c'è vicino a casa mia, ossia ragazzi veramente pigri che non sanno che cazzo fare e famiglie facoltose che li mettono lì a passare il tempo. La scuola di Baricco è esattamente la stessa cosa. Ci sono anche altre scuole a Milano dove paghi veramente poco, dove la gente va essenzialmente per beccare. Sembrano dei club per single.

Per queste parole, discutibili quanto si vuole, venni lapidato (soprattutto da alcuni responsabili di scuole di scrittura, nel mio caso rari imbecilli, ma passi). Discorso che per me era (ed è) chiuso, se non fosse per un recente articolo di Stephen King per il Washington Post, da cui questo passaggio

I'm often asked if writing classes are any help, and my immediate and enthusiastic answer is always, Yes! Writing classes are wonderful for the writers who teach them and can't make ends meet without that supplementary income. They are also good places for unattached people to meet, talk about books and movies, have a few drinks and possibly hook up. But teach you to write? No. A writing class will not teach you to write. The only things that can teach writing are reading, writing and the semi-domestication of one's muse. These are all activities one must pursue alone.

Notato qualche punto in comune?
Piccola cosa di piccolissima importanza, okay.
Epperò sto sorridendo.

goodbye sperling, hello elliot

Ilbambino1
Cambiamenti, si diceva.
Potrei raccontarla in mille modi, ma preferisco andare subito al sodo. Lascio la Sperling & Kupfer/Frassinelli, la casa editrice per la quale sono stato prima editor, poi senior editor, poi editor-at-large, dall'esterno, un battitore libero. Mille i motivi, mille i ricordi, ma -a costo di essere scortese, e nel caso mi dispiace- per il momento sono miei e tali restano. Lascio in eredità alla Sperling & Kupfer un bel pacchetto di regali sotto forma di libri e mi unisco a un gruppo compatto nonché intrepido per mettere in piedi una nuova casa editrice. Nome (neanche tanto) in codice: Elliot. A Roma. Ne riparleremo sicuramente.
Libri, visto che le vostre e-mail, giustamente, quello chiedono: a fine ottobre dalla Sperling un nuovo Jonathan Snow (Il bambino che amava l'oceano, a sinistra un'illustrazione interna del bravo Angelo Ruta), malinconico, un po' elegiaco. Snow sta conoscendo una strana evoluzione che non mi dispiace per nulla. E comunque continuo a parlarne in terza persona. Un bene o un male? Hm.
Per il resto, non so. Sto lavorando a parecchi progetti (quasi) contemporaneamente, uno finito (grosso modo), l'altro a metà, l'altro ancora mah. Non mi era mai successo prima. Non so esattamente a chi saranno destinati (Simone, ideatore e responsabile unico di Lain, mia ultima casa editrice, ha fatto fagotto, abbandonato la sua creatura e io mi sento un po' così). Non ho particolare fretta. Vedremo.
Nel frattempo, as usual, statemi sani.

the dickies (non quelli che cantano)

Philipdick Questo pezzullo (eddai a chiamarli così, ma altro non viene), comparso su TorinoSette ai tempi della scorsa Fiera del libro, mi ha già fruttato qualche e-mail incattivita. Lo ripubblico qui. Vediamo un po'. Saluti cari.
PS: forse prossima settimana notizie su romanzi (anche miei), racconti (anche pure), rotturedipalle (generali) e altre bellissimissime cose che iniziano con la lettera r.

Philip Dick Is Very Cool

Philip Kindred Dick. Chissà. Lo citi e fa subito figo. Fa subito cool. Fresco e fragrante e frizzante. Nella sua narrativa ramazzi tutto e il contrario di tutto. Letame e pagliuzze d’oro, per dire. Nella sua biografia si alternano la speranza di naufragare sull’isola felice della letteratura alta, l’odio per la fantascienza (prigione adorata e terreno di gioco prediletto in una definizione tra innocenza e ingenuità che oggi fa sorridere, la scienza fantastica) e il peana ammirato alle possibilità infinite e sfinite di un genere. Psichedelico prima del boom della psichedelia. Da ricovero prima che i memoir degli psicopatici fossero à la page. Di sinistra (comunista!) quando a esserlo in America qualcosa ancora si rischiava, dall’ostracismo all’esilio via senatore Joseph McCarthy. Cyberpunk, avantpop e postmoderno mentre del postmoderno e combriccola assortita nulla si sospettava. Da un tanto al chilo eppure capace di raffinati passaggi, di geniali gaglioffaggini, di scarti da gol, di mosse gagliarde, di knock out dell’ultimo secondo. Perfetto per certo cinema cupo & avveniristico, per bladerunners e screamers, per autori da manuale e per ammirevoli lestofanti da prendi e soldi e scappa: si raccolgono le pagliuzze d’oro di cui prima, si fondono, si smerciano, se ne fa contrabbando, alla mala parata si creano leghe luccicanti che però valgono meno di zero. Ottimo per un culto perché volentieri sibillino quanto un vangelo gnostico, perché defunto e rispettosamente silenzioso, perché la sua voce era ed è un’emissione radio lontana e disturbata e ciascuno può interpretarla come più gli garba. Adatto a convention di trekkers nerd (traduci: amore per Star Trek, niente donne, onanismo spinto) con quindici penne biro nel taschino della camicia bianca così come a incontri per happy few tra i neon delle biblioteche universitarie e tra le coste delle giacche di velluto con toppe di camoscio ai gomiti. Buono per tascabili da pochi euro e per edizioni con copertina telata cartonata rigida, carta di ottima grammatura, introduzioni, postfazioni, note a piè di pagina o a fine capitolo, appendici e apparati. Tappa quasi obbligata nel percorso di letture di ogni adolescente appena smaliziato, sicuramente più di Howard Phillips Lovecraft (una cosmogonia mal si adatta a un approccio lisergico/underground), meno di Charles Bukowski e della sua fascinosa, irresistibile ghigna butterata, di un’esistenza ricamata di cicatrici. Dick fa figo e almeno per un po’ ti rende figo, molti suoi romanzi come tanti paranoicissimi 1984 in continua, inarrestabile mutazione, una mutazione interna e esterna alla narrazione. Fa subito cool, e come in un anello virtuale anche qui fine e inizio si ricongiungono.
Philip Kindred Dick, chissà, pensa il liceale curioso prima di passare ad altro, alla vita o a un autore che la vita te la cambia, a una nuova tappa, a un nuovo e forse opposto cammino.