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senza te non sono niente, 76

Da tempo non guidavo. Eppure ho la patente. Mi portavano e mi lasciavo portare. E’ stato semplice e bello affittare un’auto. Percorro la statale fuori città. Lì hanno sentito le ultime esplosioni. E’ crollato un traliccio della corrente elettrica. Uno, due ripetitori della televisione. Una grande villa abusiva. Un manicomio: esistono ancora, si chiamano solo con un altro nome. Una lunga fila di altissimi cartelloni pubblicitari con sopra il primo piano di un politico obeso. Abbasso il finestrino, inghiotto vento e polline. I miei piccoli polmoni si aprono e ringraziano.

Con il tramonto, sembra che l’orizzonte sia in fiamme. Trovo un albergo e prendo una camera prima che faccia notte. Sembra vuoto, il proprietario gentile. Sfilo garze e stacco cerotti. Voglio sentire le lenzuola contro la pelle, ma sono stufa del disinfettante, delle cicatrici. Bevo poca acqua, niente caffè. Non penso e non immagino e non sogno. Verso le due, l’orologio brillante sul comodino, un rumore d’acqua mi sveglia. Non viene dalla stanza. Apro la finestra. L’aria è fresca. Non troppo lontano, riflessi nel buio. L’albergo è accanto a un lago. Non l’avevo notato, sono arrivata di fretta. Scavalco il davanzale, scivolo giù per un pendio e quasi ci sono.

Non so che cosa farò. Non so se troverò Francesco. Penso non sia un principe azzurro. Chissà se in ospedale è arrivato lui o il suo fantasma. Chissà se un suo bacio in bocca mi ucciderebbe.
Le sue parole sono state troppe e troppe assieme. Non le ricordo una per una. Chissà se abbiamo smarrito per sempre le nostre ali. Senza te, senza me, non so. Sarò sempre niente senza qualcuno e quel qualcuno posso essere io.
Sarebbe semplice e indolore andare da altri, venire da te, anche se ne ho voglia, anche se ci muoio. Chissà se è morta la luce che collegava le nostre finestre, magari un giorno ritornerà. Chissà se vedrò un nuovo aeroplano di carta con i lustrini d’ argento.

Senza te non sono niente, dico e confesso a ogni mia cellula, quasi riuscissi a carezzarne il centro, il nucleo che pulsa.
Io sono il mio corpo. C’è da punirlo, abbandonarlo, dimenticarlo, molesto e ingombrante, ma io sono tutta qui. Tutto passa da qui. Lo penso, lo credo; lo credo, lo penso.

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