senza te non sono niente, 75
Quando mi sono tolta l’ago dal braccio, sul secondo ripiano del comodino ho trovato un regalo. Una scatola di cartone come quelle che contengono i dattiloscritti. L’ho aperta. Uno strato di fotografie di parchi, di bambini, di giostre di ferro. E di palazzi che crollano e di auto che carambolano nel buio. Sotto le immagini, non ho idea. Ho annusato l’ odore di benzina e petrolio. Ho sbirciato cavi elettrici e rocchetti di filo. Ho pensato ai ragazzini in fondo alle gallerie, alla pancia accogliente e nascosta della città. Ho richiuso la scatola. Infilato la vestaglia. A piedi nudi ho raggiunto il reparto con la grande vetrata. Ho scostato la porta. Lui dormiva un sonno di sonnifero. Ho appoggiato il dono su una poltrona in finta pelle, a pochi centimetri dal cuscino, dalla sua faccia gonfia e bendata. Forse Francesco è venuto davvero a trovarmi. O forse i sogni non lasciano solo ricordi condannati a svanire. Forse, nel suo letto duro di casa di cura, oltre i grandi vetri, lui verrà avvolto, ingoiato da una luce così intensa che non le potrà resistere. Forse è già stato, forse l’incantesimo è già successo, le bende dissolte, la faccia scomparsa strato dopo strato, oltre la polpa, fino al bianco dell’osso che non può mentire.

