senza te non sono niente, 74
Esco dalla clinica contro le raccomandazioni dei medici. Arrivata a casa raccolgo qualche vestito in una valigia, qualche vestito stretto che fasci e che mostri, ci aggiungo fogli e strisce di carta appallottolata. Non ho buttato via nulla, poesie o quello che sono. Dentro un armadio scopro tre camicie da uomo, eleganti ma non appariscenti, stessa misura, stesso stile, di sicuro stesso proprietario. Tre giacche, due paia di pantaloni della stessa taglia, tre cravatte. Nascosto in bagno un rasoio non mio, usato chissà quante volte.
Come con una macchina fotografica: ci guardi dentro, fai scorrere una rotella o schiacci un pulsante e l’alone colorato che hai davanti si restringe, si definisce, fino ad assumere i contorni di un solo viso, di una sola persona che conosci da sempre. Una sola persona, un solo lui. Gocce di mercurio che si fondono in una sola, unica macchia.
Afferro la valigia con entrambe le mani ed esco. Il palazzo non trova una voce, non mi dà l’addio. Un’ultima occhiata all’edificio di fronte, l’alloggio abbandonato di Francesco, la finestra buia, una lampadina rossa da camera oscura ancora spenta.

