senza te non sono niente, 68
Una bambina incontra un ragazzo in un canneto vicino al mare. Il ragazzo cresce e va a insegnare in una scuola come supplente di latino e greco. Nella scuola c’è la bambina: è cresciuta anche lei. Il ragazzo si fa grande e forte, trova un lavoro all’università, viene assunto da una casa editrice con un’ottima mansione, poi da una seconda, piccola ma in vista, scrive e pubblica, incontra persone importanti, si candida per un partito e dopo per i suoi avversari, passa dai libri alla televisione, si fa nuovi amici, nuove utili conoscenze, inventa nuovi giochi e passatempi, scopre che è semplicissimo andare avanti e continuare a salire, non sa neppure lui quante pelli ha cambiato, le ha aperte e sfilate come bucce sottili, un comodo ma sciocco rivestimento di superficie, non ha provato nessun fastidio e continua, e continua.
La bambina, quella che è cresciuta, non si è mossa eppure continua a stargli dietro, con la pelle che si restringe, che viene allargata, che si modifica e viene modificata a forza, non senza dolore, ma lei rimane la stessa, fin giù nelle viscere, nella memoria infinita del corpo.

