senza te non sono niente, 65
Sono sotto il cimitero, assieme al fuoco, ai ragazzi, alle ombre, ai capelli colorati, al fumo che sale e passa dai tombini della città. La terra si muove dietro di me, risponde al tatto, morbida e calda. Ho qualcuno alle spalle. Non devo girarmi. Ricordo un seminario all’università, mitologia classica, Orfeo ed Euridice. Lei avvelenata da un serpente, lui che scende agli inferi pur di riaverla. Rompe il patto con gli dei e nella salita verso la luce si volta per guardarla. Non può conoscere senza vedere, e senza conoscenza non esiste amore. Per colpa di Orfeo, Euridice viene rapita dalle tenebre, stavolta per sempre.
Il tepore si gonfia in vento da gallerie lontane, diventa mani e diventa dita che hanno paura di toccarmi. Dietro l’orecchio, tra la nuca e i primi capelli teneri, un suono si articola in voce. Dietro di me c’è Francesco, ne sono certa, Francesco, mi parli ma non capisco, la tua è un’altra lingua. Il soffio d’aria scalda e salva, il seno si riempie morbido, ne sento in gola la consistenza tenace e pastosa, le gambe si aprono senza essere costrette, non trattengono quello che sono pronte a offrire. L’ombelico raccoglie il sudore che va succhiato, passato da bocca a bocca, le mie labbra lo ricevono, le tue labbra si spostano e cercano. Assaggi le mie lacrime di piacere e per te non sono salate, le tue lacrime mi sfamano.
Qui non siamo all’inferno, qui non siamo nell’alto dei cieli, ma gli dei si prendono la loro vendetta e quando mi giro non vedo nulla, solo il cuscino con la federa e i suoi occhi di bottone. A pochi centimetri dal naso, le lenzuola spostate di fianco, il letto sporco d’inchiostro blu che mi dice rimani, non scappare, non andare via, neanche col pensiero e durante il sonno, non provare a tradirmi, restami fedele.

