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senza te non sono niente, 63

Il palazzo è buio. Forzo il frigorifero e lo trovo pieno. Una sorpresa. In genere dentro non c’è quasi niente. Yogurt, insalata. Caffè. Mi ricordo della spesa ordinata da casa, non so quando. Un errore. Bustine, vasetti. Barattolini, tubetti. Scatolette. Tutti diminutivi o vezzeggiativi. Mangio, succhio, ingoio, mezzo pugno ficcato in gola a premere. In fretta, anche se chi era con me ormai se ne è andato. Quando mastico i grani di caffè e bevo il sugo delle olive, in bocca una colla pastosa e sulla lingua sapore di terra acida, capisco di essere arrivata alla fine. Mi calmo. Mi sono ingozzata, anche se ho riempito una minima parte. Dovrà bastare a lungo. Non basterà.
Voglio pulire gli schizzi per terra, ma un crampo me lo impedisce. Fisso indice e medio. Le dita non serviranno, lo stomaco impara svelto. Tutto passa attraverso il corpo. Ci sono premi e ci sono punizioni, non so esattamente in quale ordine. Mi passo il dorso della mano sul mento e scivolo in bagno.

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