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the dark side @ stilos

Mai_come_voi_andrea2

Da Stilos, "il quindicinale dei libri" (cito), del 18 luglio 2006.
Scrollare di poco, magari prima leggendo il resto, se così gradite. Thanks.

All'interno del mio nuovo spazio su Flickr (e piccino picciò vicino al titolo del post), un regalo di Andrea, che al solito ringrazio anche se probabilmente non è abbastanza. Probabilmente (again) da oggi Flickr ospiterà gran parte delle immagini di giovanniarduino.com. Vedremo.

Io intanto scrivo. Faccio scelte importanti. Per un po' andrò in vacanza. Per un po' il sito non verrà aggiornato. Forse. Probabilmente. Il potere diabolico di indecisione e vaghezza.
A settembre o giù di lì, perché a settembre o giù di lì tutto si aggiusta sempre come per magia (il potere diabolico dell'autunno e della fine dell'estate), il punto della situazione. Giusto per sapere, e magari per farvi sapere, dove sono e dove mi trovo. Dove sarò e dove mi troverò, in più di un senso.
Abbracci a chi li merita.


Aa. Vv.
The dark side/Il lato oscuro
A cura di Roberto Santachiara
Recensione/intervista di Angelo Orlando Meloni

The dark side, raccolta curata dall’agente letterario Roberto Santachiara, si propone lo scopo di mettere insieme «i migliori autori di crime fiction americani e italiani». King, Ellroy e Deaver accanto a Lucarelli, Vinci, Wu Ming eccetera. Come è spiegato nell’introduzione, i racconti non seguono una linea tematica e l’unico criterio per la loro selezione è stato la loro qualità. Criterio prettamente estetico che ci assicura una rigenerante rinfrescata, vuoi dalla calura estiva vuoi dall’eccesso di speculazione che sta facendo ingobbire sotto di sé la stessa crime fiction. Ma se l’unico progetto presente nel progetto è quello di assemblare buoni racconti e nulla più (come se poi fosse obiettivo da poco), cos’altro potremmo offrire noi se non che una panoramica sui testi? Cominciamo perciò dagli italiani, che con alti e bassi se la cavano tutti, evidenziando mestiere. E facciamo l’esempio di Eraldo Baldini, da cui ci si aspetta sempre il meglio, alle prese con un colpo di scena davvero abusato, scritto però con mano sicura, cosciente dei propri, notevoli mezzi espressivi. Tra gli americani invece se la qualità media è più che soddisfacente, e ci fa piacere leggere le pagine caustiche di Ed McBain alle prese con un cagnetto odioso (troppo poche!), duole notare come Robert Silverberg ci proponga un raccontino indegno del suo curriculum. Infine, se a lettura ultimata ogni lettore avrà modo di farsi la sua idea e stilare il suo indice di gradimento, qui ci limitiamo ad aggiungere che se tra gli anglosassoni non mancano esempi di humour (come in Ian Rankin), gli italiani hanno preso l’incarico molto sul serio, regalandoci una serie di storie che più nere e cupe non si poteva.

Stilos ha parlato di The dark side con Giovanni Arduino, già autore di romanzi come Mai come voi e Chiudimi le labbra, uno degli italiani presenti nella raccolta.

Come sei stato aggregato alla pattuglia degli «scrittori di crime fiction»?
Risposta semplice e veloce e sincera: apparteniamo tutti allo stesso agente, Roberto Santachiara, che ha voluto e curato questa raccolta (una fatica mica da ridere) per festeggiare in gloria i quindici anni della sua scuderia. Poi con la crime eccetera probabilmente io non c’entro granché, ma non sono l’unico.
Con chi, tra gli autori contenuti in questa raccolta, senti di avere qualche affinità (se non veri e propri debiti)? Di Stephen King ti sei occupato più volte.
È stato divertente tradurre Stephen King [il racconto Il sogno di Harvey, presente nella raccolta] e infatti sto continuando a farlo (una novella in uscita da Sonzogno il prossimo autunno). Non troppo facile, però mi sono tenuto lontano dalla tentazione di appesantirlo con orpelli, di renderlo ridondante e barocco. A parte King, comunque, James Crumley ed Ed McBain. Due grandi.
Lucarelli, Vinci, De Cataldo eccetera vs. Deaver, King, McBain eccetera. Dato che siamo in atmosfera mundial: chi vince?
Vince una buona antologia da slurparsi lesta sotto l’ombrellone o con i piedi a mollo in una tinozza d’acqua gelata. Però, ripeto, nel suo genere lo scherzetto di McBain sbaraglia tutti.
Ora che la polemica sulla sovrapproduzione del giallo-thriller sta cominciando a stancare quanto la sovrapproduzione stessa (per tacere dell’esaltazione cieca del genere), come inquadreresti una raccolta di questo tipo? Mi viene in mente l’episodio del Decamerone firmato Pasolini in cui un popolano apprende con gioia che fare l’amore non è poi un peccato così grave.
Basta. Punto e basta. Basta con le frecciatine su carta e i commenti su internet. Genere o non genere, libro od oggetto narrativo, io popolare d’avanguardia e tu letterato incomprensibile di nicchia, ma chi se ne fotte. È umano, come tutte le beghe da cortile di questo mondo, ma chi se ne fotte. Almeno la fuffa in questione sortisse un effetto qualsiasi nel mondo reale. Invece, niente. A chi scrive polemiche simili interessano -o dovrebbero interessare- poco. Io ne vengo attirato, nei limiti, solo quando sono dopato o ubriaco. In quanto ai lettori, poi... Chi è interessato, compri la raccolta, magari dopo averla adeguatamente compulsata in libreria, e si faccia un’opinione. Per essere chiari e andare sul personale: io scrivo e ho la fortuna di essere pubblicato. Scrivo quello che voglio. Mi fa stare male, non la considero una terapia, anzi, ma dàgli e ridàgli ho capito che è una delle due o tre cose che so fare meglio. Un po’ si perde e un po’ si vince. Con Francesca sta con me [il racconto presente in The dark side] non sono state rose e fiori, ma il risultato mi soddisfa. Sono contento di questo racconto, e pure delle pagine fitte fitte sul mio taccuino, ora, adesso. Stop.
In questa raccolta i trucchi, il mestiere, si vedono tutti. Ciò nonostante alcuni racconti rimangono come scolpiti nell’immaginazione, altri scorrono via innocui. Da scrittore, pensi che il racconto offra meno possibilità per rimestare nel torbido?
Secondo me ne offre di più. Bisogna arrivare al sodo, e in fretta, con un misto di ispirazione e mestiere, chiamiamoli così. Un racconto o viene o non viene, subito, fin dal primo momento. Non lo puoi aggiustare poco per volta come un romanzo, come alcuni fanno con i romanzi, io non ci riesco. Con un racconto sei lì e hai un’occasione, solo una. O sferri un pugno da knock out alla prima ripresa o vieni messo al tappeto. O uccidi o vieni ucciso. Vedi che nel torbido si rimesta, alla fine?

chiudimi le labbra, per favore

Chiudimi_pinup A più di un anno dall'uscita, Chiudimi le labbra viene letto, recensito, discusso, consigliato, amato. Che abbia fatto qualcosa di giusto? :)
Ne parla Ophelie Raven, assieme a Mai come voi, sul bel weblog collettivo Luce-in-Tenebra.

... Giovanni Arduino trasforma le parole in emozioni, comprime l’onirico e lo trasforma in inchiostro con il quale graffiare sui fogli ed incidere per sempre le sue visioni. Con le sue metafore riesce a far echeggiare nelle pagine i battiti del cuore, i sospiri, gli sguardi. Un pulsare vivo ed emozionato che non si arresta mai dall’inizio alla fine.

E il discorso continua grazie a Matteo Musacci su OcchiAperti.net, portale di cultura giovanile della provincia di Ferrara

... Arduino, sorprendendoci di pagina in pagina, senza mai cadere nella retorica del già detto, arriva ad un finale che avvolge il lettore nella storia, a cui viene anche svelato il trucco per respirare sott’acqua.
Un romanzo elegiaco, pervaso da quella leggerezza tanto decantata da Calvino nelle sue lezioni americane, di cui Arduino è maestro e cantore.

Beh, grazie. Anche a Rap3M3, AmnesiacGirl, ChloeB, Pensieridicarta, Tuttoeniente, Nancy, Bambinaombra e altri che quasi certamente ho dimenticato. Sono felice. Grazie, davvero.

(Presto notizie su nuovi romanzi, racconti, ghirigori, più sorprese varie. Non fateci troppissimissimo conto, però, as usual).

la cena delle beffe

Diner Di nuovo in ritardo rispetto alla pubblicazione su TorinoSette, un pezzo veloce per gli aficionados.
E altrettanto velocemente mi eclisso, per riapparire presto. Si spera.


Alla cena pop dei Baustelle

Una ricetta (anche) di cucina. Gli ingredienti a seguire, come la preparazione e la presentazione.
Dunque. Baustelle. Lunge da chill out e liscio, ovviamente, da casa del liscio. Pop music d’antan. Nouvelle vague francese, Godard e Truffaut in testa, nei video musicali e nello stile da Alain Delon spilungo-allampanato del leader del gruppo, Francesco Bianconi, ovvero il capocuoco (premio Musica Indipendente, premio Forchetta Di Vinile). Ancora: Andy Warhol ed epigoni. Poliziotteschi anni Settanta, Luc Merenda, Maurizio Merli, Tomas Milian, Franco Gasparri. Cantarelli con Lola Falana e Rocky Roberts. Pamela Tiffin, Jane Birkin, Marianne Faithfull, Jane Fonda pre-aerobica: non-solo-pin-up intellettuali. Erotici soft con Sylva Koscina, Isabella Biagini. Colonne sonore di Fabio Frizzi, Ennio Morricone, Piero Piccioni. Rock indipendente italiano, anche nel già citato capocuoco, che alaindeloneggia (da Alain Delon, controllare sopra) e assieme manuelagnelleggia (altro neologismo: da Manuel Agnelli degli After Hours, per intuito). Cinismo, glamour, romanticismo da angeli con la barba di tre giorni e non da poveri diavoli. Vintage e modernariato. Minigonne e caschetti alla Vergottini. Televisori Philco e radio a cubo rosso Brionvega. Fumetti di Diabolik, Kriminal, Satanik, Zakimort. Romanzi che sono o saranno di culto (estratti da Luciano Bianciardi, Piero Chiara, forse Alberto Moravia).
Gli ingredienti, conosciuti da capocuoco e aiutanti più per fama che per esperienza diretta, solleticheranno il cervello più che il cuore e lo stomaco. Nouvelle cuisine sonora. Il piatto finito risulterà geometricamente perfetto, inattaccabile, ineccepibile, ancora più immacolato quando finto sporco, comunque freddissimo. Muri compatti di arrangiamenti (un’orchestra d’archi non guasterà in ogni caso) non risulteranno pesanti e verranno scordati dai commensali come una guarnizione, un ghirigoro sul bordo della portata. Ci sarà la parvenza di cibo più che il cibo stesso, preparato e servito con decadente noncuranza blasé, accettato con annoiata compiacenza da avventori abituati al mal di vivere formato weekend e allo spleen da copertina di settimanale. Si mangerà calmi, limitando i movimenti, forse un piedino a battere il tempo o un ginocchio a flettersi, spesso le braccia conserte. Eventuali movimenti più veloci e d’impulso andranno coordinati e calcolati con anticipo adeguato: malgrado eventuali apparenze fuorvianti non si sarà alla mensa del popolo, ma a un banchetto di tono e classe, non in una trattoria da strapaese ma in un ristorante tre stelle del centro.
Non si troveranno peli in qualsivoglia uovo, ogni particolare verrà studiato, gli errori voluti, programmati. Nonostante il nome del gruppo, non verranno servite immangiabili, lutulente pietanze tedesche. La linea, il peso forma, grazie all’epidermico nutrimento culturale, saranno garantiti.

view, all love is lost (forever)

View_allloveislost_1 Domanda contenuta in parecchie e-mail: ma i View, che citi in Francesca sta con me, te li sei inventati di sana pianta?
Risposta: no. (Super)gruppo musicale della defunta etichetta norvegese Tatra, responsabile di un solo cd (All Love Is Lost Forever, 2001), per alcuni apocalyptic folk, per me una mistura di Radiohead, Low, forse Nick Drake e iddio sa che altro. Copioincollo incipit recensione dagli archivi di Comes With A Smile (gli hyperlink sono miei):

An erratic collection of songs, this album was recorded over a period of seven years, and includes guest performances from members of Jocelyn High, Underworld, Cranes, Apoptygma Berzerk, Remington Super 60, and more. Describing themselves as “the saddest band in the world,” this is sure to be no joyride, and opening track Wrapped in Plastic sounds like latter-day Robin Proper-Sheppard on a particularly grey day, while other influences clearly includes artists as diverse as Low, The Byrds, Alex Chilton, the ever-present Red House Painters, and the Elephant 6 collective. This is pure, unadulterated pop with a twist...

In Italia il disco era distribuito dalla Audioglobe. Qui un assaggio. Buona caccia, su web e non. Ne vale la pena.