mommy, can I go out and...
Domani su TorinoSette, as usual. Per una volta pubblico sul blog il mio pezzo (pezzullo? di nuovo?) in anticipo e non in ritardo. Miracolo. Tra parentesi e neppure tanto, il gruppo di cui sotto domenica due luglio in concerto a Borgaro, provincia di Torino, che non è la mia città.
Di palo in frasca: avete visto GhostGirl? Già linkato sul mio del.icio.us, ma degno di ulteriore menzione. Grande personaggio, grande sito. Da starci ore e ore. Tra un po' libri e cartoni e merchandising assortito, immagino e so, ma per il momento questo.
E via e alla prossima e grazie per le e-mail su Francesca sta con me.
Chiedete chi erano i Misfits
Crediamo che non serva dire che non valgono più niente. Che non sia nemmeno così giusto. Però, mentre si avvicinano i festeggiamenti del trentennale, che senso hanno, adesso, i Misfits? Adesso, quando tirano via stupidissime cover horror punk che sono stupidissime cover horror punk, punto e basta. Con una formazione che conta un solo membro originale (Jerry Only, nomen omen, al basso), più Dez Cadena dei defunti Black Flag alla chitarra e ogni tanto Marc Bell (ovvero, per sempre, Marky Ramone) che si arrangia dietro la batteria, alla peggio un turnista a sostituirlo. Confidando nell’amarcord di chi li ha conosciuti agli esordi o quasi, così diversi, a bassa fedeltà e metallici e misogini e pericolosi, e non appena Glenn Danzig sputava I got something to say/I raped your mother today (Devo confessarlo/oggi ho violentato tua madre) c’era da crederci, altro che festa di Halloween. Puntando sul senso di mitico, di mitologico, che i Misfits possono ispirare a sbarbi capaci di inneggiare persino agli Ottanta, uno dei decenni più incomprensibili della storia recente. Nostalgia preconfezionata, una versione evirata del passato per chi non l’ha visto in prima persona, e per miseri cavilli anagrafici, mica per colpa sua, basta non far finta che. Poi, eccome, i Misfits come eroi seminali che hanno contaminato centinaia d’altri gruppi, da Rob Zombie ai Calabrese passando per i Balzac e i Metallica, ma che senso hanno, adesso, ripetiamo? Che significato ha vederli dal vivo? Se si ragiona in termini assoluti, la soluzione è una: a cuor più o meno leggero fare tappa al banchetto del merchandising, che si immagina straripante (con il marchio a teschio dei nostri sono state distribuite persino borse dell’acqua calda), acchiappare un souvenir e probabilmente gustarsi mezzo pezzo decente. Stop. Se ci arrischiamo invece in complicati paragoni e rivolgiamo agli sbarbi di cui sopra, nel genere meglio i Misfits di buona parte dei gruppetti pseudopunkettini che l’estate sabauda ammannisce. Non sono i teppisti con i ciuffi a rostro di fine Settanta, ma loro (o alcuni di loro) hanno visto e vissuto e forse fatto un pezzo di storia. Se non entusiasmo, meritano almeno rispetto. E questo, magari solo questo, qualcosa ancora significa e vale.


Come anticipato
Questo pezzullo (eddai a chiamarli così, ma altro non viene), comparso su