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Sto meglio, grazie. Non sbandiero le mie (relative) sfighe, non qui, ma seriamente, I'm better. Mi secca aver saltato presentazioni & affini, soprattutto per i nuovi e vecchi amici che avrei incontrato. Un abbraccio a tutti. E grazie per le lettere, di nuovo, tantissime (thanks soprattutto a Melissa, Lou, Annina, Edera, Francesco, Cristina....). Btw, l'indirizzo è sempre lo stesso.
E adesso? Adesso sto. Leggo (mi è piaciuto molto Broken Barbie di Alessandra Amitrano). Lavoricchio. Passeggio. E penso a un nuovo romanzo, a che cosa fare di 'sto weblog, a baciare chi-so-io. Cheers.
Per questa lunga, accurata recensione di Marianna Rizzini (scaricabile in formato pdf previa registrazione), un avvertimento: c'è qualche piccolissimo spoiler.
Chimere
Metà libro, metà film, poche parole
per uno strano morbo, un sogno
e tre segreti. E' "Chiudimi le labbra"
Una chimera. Corpo di libro, testa di
film. Non ci sono immagini, ma le
parole – poche, scarne – formano subito
scene cinematografiche nella mente di
chi legge. Le pagine – quasi vuote, con
sei, otto, quindici righe al massimo – diventano
fotogrammi. La prima persona è
come l’occhio di una macchina da presa
che presenta, senza spiegare, frammenti
di una storia. E’ uno strano ibrido “Chiudimi
le labbra” di Giovanni Arduino (ed.
Lain). Non a caso lo scrittore è stato definito
“il Tim Burton” della letteratura
italiana. Tim Burton, il regista visionario
di “Edward mani di forbice”, film in cui
Johnny Depp recitava nel ruolo di un
mostro antropomorfo, cuore tenero e lame
al posto delle dita.
“Chiudimi le labbra” è per metà un
incubo, per metà un sogno. L’incubo è la
tripla Esse, Sindrome da Sovraccarico
Sensitivo-informativo, malattia che ha
trasformato Sissa, ragazzina o ragazza –
non si sa – in un “filtro bloccato, un aspirapolvere
spinto al massimo dei giri che
sta per prendere fuoco”. La Tripla Esse,
per l’enciclopedia, è “l’impossibilità di
elaborare i carichi eccessivi di dati quotidianamente
a disposizione. La terapia
farmacologia è di scarso effetto. La prognosi
variabile, talora infausta”. Per Sissa
significa sentire miliardi di informazioni
“annidate dentro le mie fibre”, dice.
Fanno male. “Alcune escono come
spine perforando la carne, altre restano
intrappolate sottopelle, propagando l’infezione”.
Chi è affetto da Tripla Esse si
muove in continuazione, ma solo nel
profondo: “Fuori sei congelata, vetro che
sembra intatto, dentro hai un meccanismo
rotto in schegge taglienti che falciano
senza pietà, un cronometro che pretende
di non morire”.
Il sogno, invece, è una casa bianca,
con finestre cieche senza porte, “solo un
corridoio a serpente con tanti occhi bui
sul buio”. E’ la casa di Martina. Martina
non entra in scena. C’è. E’ già nella sala
d’attesa dello psichiatra che cerca di curare
Sissa, spruzzandole nebbie acide in
gola o consegnandole fogli misteriosi,
mari di carta in cui nuotano pesci simili
a quelli che lei vede nelle pozzanghere,
“un guizzo elettrico tra le increspature”
del cemento. Lo psichiatra non ascolta.
Martina e Sissa cercano un modo, “così
storte, di raddrizzarsi da sé”.
In picchiata con ali di fiamma
Nella casa bianca la Tripla Esse sembra
calmarsi al suono di una canzone di
Billie Holiday (che dà il titolo al libro).
Martina fa molti sogni, forse è un sogno
lei stessa, forse sogna per sfuggire a un
incubo. Ha occhi “che si spalancano come
bocche gemelle, attonite”. Non si sa
quanti anni abbia. Non si sa se è Billie
Holiday l’antidoto alla Tripla Esse o se lo
è la malattia di Martina, uguale e contraria
a quella di Sissa. Nessuno e niente
sembra poter toccare Martina. Parla
poco. Pulisce ossessivamente dischi di
vinile. Non racconta di sé ma una sera
porta Sissa in una grotta, “vicino a un fiume
bordato di canne e muschio”. Ci sono
quattro uomini e nessun sorriso. Sissa sa
che quel posto è la chiave della sofferenza
di Martina. Troppo per lei: “Ero come
un aereo di carta che poteva essere
incenerito ogni momento, cadere in picchiata
con ali di fiamma”. Sa che scoprire
il segreto di Martina le farà male. I dischi,
la grotta, gli occhi acquosi del dottore,
l’acqua delle pozzanghere, quella
della pioggia, i pesci su carta e quelli che
piovono dal cielo dopo una tromba d’aria:
una serie di dati che sgomita per entrare
nella testa di Sissa e ricomporsi in
un disegno chiaro, ma la Tripla Esse lo
impedisce, o forse Sissa non vuole capire.
Sissa sente troppo. Martina non sente
niente, pensa alla morte di un fratello
che scriveva canzoni dark: “Nessunoche-
ti-dica-chi-viene-al-tuo-funerale”.
Meglio non sentire più nulla, allora, o solo
la poesia meccanica degli psicofarmaci:
“Nitrazepam, diazepam, lorazepam,
tutti in am”. Solo che poi i segreti di Martina
vengono fuori, uno dietro l’altro, uno
dentro l’altro. Come un fiume, come l’inondazione
che sommerge la città, mentre
la finestra diventa una porta “tra
brandelli di vestiti e bianco d’osso, tra la
ruggine di cadaveri d’auto e il grigio del
cemento in rovina”, mentre a Sissa sembra
che l’acqua lavi via i dubbi, mescoli
i piani, spieghi perché qualcosa che fa
stare bene può essere male e perché il
male, a volte, può essere una “copia sfocata
della stabilità e della sicurezza”.
Disponibile online, previa registrazione.
Pubblico gli stralci più significativi della bella recensione di Ermanno Paccagnini, che ringrazio, anche per avermi segnalato nella chiusa l'eventuale pericolo della "frase ad effetto" di stampo baricchiano. Nonché il rischio del cliché ("due romanzi -Mai come voi e Chiudimi le labbra- entrambi senza luogo e tempo in cui ritrovi coppie di protagonisti disadattati e senza nome"). Notula: in my very humble opinion il non-luogo, il non-tempo e l'anonimato sono dirette conseguenze se non scelte personali, più che pericoli, della vita che cerchiamo di vivere, adesso.
<<
(...) Una vicenda che, come già suggerito da Mai come voi, narra con tenerezza ma anche durezza di esseri fuori norma; disancorati dal sociale; in fuga dal mondo. Ma anche dell'irresistibilità dell'innamoramento, dell'ossessività del desiderio, della difficoltà di comunicare, capire ed essere capiti. Tutto affidato a una scrittura nervosa, sincopata, musicale, che punta alla suggestione. Una scrittura sospesa, dai legami narrativi tesi più a suggerire che a dire... >>
<<Chiudimi le labbra segue ad un anno di distanza Mai come voi, romanzo che puntava i riflettori su Giovanni Arduino, un personaggio atipico nella scena letteraria italiana, uno con alle spalle una lunga e multiforme carriera, spesso sotto pseudonimo: dai libri targati Joe Arden e Jonathan Snow ad un paio di parodie di Baricco, Setola e Senza sugo, firmati Leandro Barocco.
E' un libro anch'esso poco canonico, Chiudimi le labbra, dove la trama sembra scorrere sotterranea, lontana, lasciando appena una vaga eco, ovattata: l'indefinitezza, una indefinitezza onirica e quasi favolistica, è la cifra con cui vengono tratteggiati i contorni degli eventi, ma si tratta di una scelta assolutamente voluta, e funziona molto bene. Sì, perché lo sguardo narrativo si concentra con precisione chirurgica, sezionandolo con amore e crudele e sincerità, sul mondo interiore delle due protagoniste, Sissa e Martina, entrambe vittime di un mal di vivere che non affossa mai del tutto il loro bisogno di vita. Lungo un centinaio di pagine scandite da capitoli brevissimi, e da una scrittura ellittica e minimale che rappresenta quasi un antidoto alla malattia che colpisce Sissa, ovvero una "Sindrome da Sovraccarico Sensitivo-Informativo" dovuta all'impossibilità di metabolizzare il flusso continuo e debordante di informazioni alimentato dai media, una incapacità di leggere il mondo che è sintomo concreto del presente più che semplice metafora sociologica, si racconta una intensa e disperata storia d'amore.
Chiudimi le labbra è sì una favola dark, asciutta e senza spreco di parole, ma è anche una prosa poetica carnale e sensuale, attenta a scegliere le parole giuste e in grado di mostrare le distanze emotive che si formano tra gli individui, disinnescandole.>>
(Alessandro Besselva Amerame)
Giovedi 14 luglio 2005, ore 21.15, Piazza Ginori, Sesto Fiorentino - Società per la biblioteca circolante in collaborazione con Libreria Rinascita di Sesto Fiorentino
Presentazione dei libri:
Chiudimi le labbra, di Giovanni Arduino (ed. Lain) e Donne e topi, di Emiliano Gucci (ed. Lain).
Partecipano: Giovanni Arduino e Emiliano Gucci, autori dei due romanzi.
Coordina: Gianna Batistoni.
Come forse vi sarete accorti, io non ero presente (mille scuse, reiterate, all'organizzatrice, la mitica Gianna). Per spiegazioni, o qualcosa di simile, dare un'occhiata ai post precedenti. Pubblico il cappello introduttivo ad opera della mitica Gianna di cui sopra, in ogni caso.
<< Giovanni Arduino è nato a Moncalieri, quindi nella provincia torinese, nel
1966. E come lui stesso mi ha detto in un'intervista: La provincia è
importante perché è un posto dal quale puoi, dal quale sei quasi obbligato
ad allontanarti, almeno ad una certa età. Per poi ritornare. Non va
demonizzata o beatificata: è. E' e basta, più di qualsiasi metropoli. Sempre
da quello che mi ha raccontato in quell'intervista, si capisce poi che la
provincia in qualche modo deve aver contribuito a comporre il suo
immaginario; suo padre gli raccontava fiabe popolate da personaggi che
nascevano dalla realtà della vita di paese, e inoltre, come sempre mi ha
detto Arduino, c'era anche sua zia Michela, una donna così solare ma che
conosceva ed era amica di tutta la Torino magica, che gli raccontava storie
decisamente più nere. Giovanni scrive sotto diversi pseudonimi (uno fra
tutti Jonathan Snow), ha un passato da ghost writer, è tornato recentemente
ad essere traduttore, per Frassinelli. Ma quando firma con il suo nome,
troviamo storie che portano tracce anche di quello che a lui è stato
raccontato e da cui si è fatto affascinare. Già nel suo precedente romanzo,
Mai come voi (Sperling&Kupfer), dove Sandra e Luca, i protagonisti
adolescenti, vivono una fiaba nera quasi d'iniziazione, alla scoperta di un
mondo esterno quanto interiore ai margini di un bosco, evadendo qui, insieme
ad altro, anche i margini della vita di un paese di provincia. Quanto detto,
però, si riscontra ancora e forse di più in questo Chiudimi le labbra: qui
si trova una quotidianità scandita, una quotidianità densa eppure magica,
come se tutto quello che accade in ambienti comuni potesse essere descritto
con i connotati del sogno. La storia, quella di Sissa e Martina, può essere
anche non raccontata adesso, è una confidenza che Sissa ci farà, con la sua
voce nella nostra testa, mentre leggiamo.
Questo libro non è soltanto la storia che racconta. Prevale la scrittura di
Giovanni Arduino, una scrittura essenziale, quasi a contarstare la Sindrome
da Sovraccarico Sensitivoinformativo, la Tripla Esse, di cui Sissa si ammala
(e qua anche ci chiediamo se sia un caso che il mome si Sissa contenga
proprio Tripla Esse). Una prosa che si sottrae al carico di particolari
descrittivi, una prosa che si taglia, che incide e che stilla alla fine
soltanto il succo della storia. Un linguaggio di sensazioni che impegnerà i
sensi a tutto tondo, ricco di immagini che non possiamo far a meno di dire
poetiche, un linguaggio incalzante come un rap. La storia è un sentiero allo
scoperto, fra pozze di pioggia e pesci argentei dal cielo, lampi di luce del
colore dello zucchero e delle caramelle. Tra carezze che si chiudono punte
dagli spigoli. Sesso che si squarcia. Perché è così che scrive Arduino: per
flash di immagini che vanno assorbite finché la storia non si compone di
questo. E in questa storia c'è ancora la cicatrice della diversità, del
distinguersi dagli altri che nell'altro romanzo si dichiarava già dal
titolo: Mai come voi. È una storia d'amore, di un amore diverso; da ogni
altro, più di ogni altro. È un amore che non soffoca, da cui anzi e invece
s'impara a respirare.
E d'altra parte, posso concludere dicendo che Don't Explain di Billie
Holiday ci suonerà più volte dalle pagine del libro, perché non c'è niente
da spiegare. Si deve rinascere in un nuovo mondo lavato da un diluvio che ha
la pontenza di allontanare tutto quello che è già stato. Che è già stato
dolore ed abbandono. Si deve soltanto respirare con nuovi polmoni. E il
respiro è un movimento involontario, che non si insegna e non si spiega, che
nasce spontaneamente. Per la sopravvivenza.>>
Poteva andare meglio, ma sono ancora in piedi. Nel frattempo (non so quanto o quando), scrivetemi. Se volete. E grazie per le lettere. Un abbraccio a tutti.