senza te non sono niente, faq!

Senzatenonsononiente2 Ovvero, tradotto in italiano, DFP (Domande Frequentemente Poste).

Senza te non sono niente viene spedito gratis?
Sì. Assolutamente. E' un dono in tutto e per tutto. C'è chi ha proposto regalini in cambio (niente $$$, per intenderci); se vi va, a me fa sempre piacere.

Ti piace buttare via i soldi, allora? Sei ricchissimo?
No e no. Avevo qualche edizione limitata di qualche romanzo in qualche modo (qualcosamente?) raro, le ho vendute ed è bastato a finanziare l'operazione. Mi sarei potuto fare una vacanza, ma ho preferito impiegare i proventi in altro modo.

Come hai stampato Senza te non sono niente?
Nel garage del mio amico Beppe con un vecchio ciclostile ad alcol. No, vabbe'. Mi sono rivolto a vari servizi di print on demand, su internet (tipo Lulu.com, dove però il libro non si può acquistare: che regalo sarebbe, altrimenti?) o disponibili nella mia città, che mi potessero garantire un prodotto di buona qualità a prezzi non altissimi. I risultati sono piuttosto soddisfacenti, a mio parere. Il romanzo è paragonabile a un qualsiasi trade paperback di una qualsiasi casa editrice presente sul mercato.

Il libro non mi è ancora arrivato. Che fare?
Aspettare con fiducia e sperare, visto che mi è impossibile rispondere personalmente a tutte le e-mail. Le copie sono trecento, numerate e personalizzate. Le richieste si sono rivelate superiori alle aspettative. Sto effettuando le spedizioni in piccoli scaglioni, nei ritagli di tempo, in base al solito criterio del chiprimoarriva, meglioalloggia. Adesso come adesso, a parte un minimo numero di copie messe da parte per qualsiasi evenienza, questa edizione di Senza te non sono niente può dirsi esaurita.
E non verrà ristampata, come già detto più volte. Forse rinascerà sotto altra forma, ma, onestamente, non so. A costo di ripetermi, per me era e ancora è un regalo, punto e basta.

Che cosa significa che Senza te non sono niente si può fotocopiare? E il copyright?
Come indicato nel frontespizio del romanzo, Senza te non sono niente viene diffuso sotto licenza Creative Commons, più precisamente la Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Generico (ora 3.0).

Cito:

Tu sei libero di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare quest'opera, alle seguenti condizioni. Attribuzione: devi attribuire la paternità dell'opera nei modi indicati dall'autore o da chi ti ha dato l'opera in licenza e in modo tale da non suggerire che essi avallino te o il modo in cui tu usi l'opera. Non opere derivate: non puoi alterare o trasformare quest'opera, ne' usarla per crearne un'altra. Ogni volta che usi o distribuisci quest'opera, devi farlo secondo i termini di questa licenza, che va comunicata con chiarezza. In ogni caso, puoi concordare col titolare dei diritti utilizzi di quest'opera non consentiti da questa licenza. Questa licenza lascia impregiudicati i diritti morali.

Chiaro? Come vedete, le possibilità vanno ben oltre la mera fotocopia da regalare. Per qualsiasi dubbio, in ogni caso, contattatemi.

Mi è piaciuta molto Hazel, la bambolina del post precedente. Come posso fare per uscirci insieme?
Smamma, scemo.

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senza te non sono niente, in carta (e ossa?)

Senzatenonsononiente_hazel


Esiste, come si può vedere dalla foto di Daze(d) (starring l'impareggiabile Hazel).
Per chi si fosse perso qualcosa, più info qui.
Le spedizioni cominceranno dalla prossima settimana. Tutti quelli che hanno richiesto il libro possono mandarmi un recapito postale (tutti, anche chi già l'ha fatto)? Grazie. Giusto per sicurezza.
Le copie saranno personalizzate in vario modo. Sorpresa.
Domanda ricorrente numero uno: sì, il romanzo può essere fotocopiato e diffuso, ma secondo questi termini. Comunque, ci torneremo sopra.
Domanda ricorrente numero due: no, per ora nessuna versione in qualsivoglia formato per il download.
Domanda ricorrente numero tre: no, questa edizione non verrà ristampata (sorry, but).
G'bye.
post scriptum del 19/02/08: grazie per le e-mail. non posso rispondere a tutti. forse manderò un messaggio cumulativo, forse no. sorry, again. risolviamola così: chi non si vedrà recapitare senza te non sono niente tra (circa) un mesetto, potrà iniziare a nutrire forti dubbi su un futuro, ipotetico arrivo. please, ripeto, anche a chi già mi avesse contattato: e-mail con indirizzo di casa, lavoro o che. grazie, di nuovo.

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senza te non sono niente più varie e...

Senzatenonsononiente ... e non così eventuali. Per chi non fosse un aficionado del mio MySpace, sotto l'intervista integrale a me medesimo pubblicata su Mangialibri, uno dei più ricchi portali/siti/blog su/per l'editoria. Grazie a Carlotta per tutto. Mangialibri, by the way, ha anche recensito Mai come voi e Chiudimi le labbra; chi segue il girogirotondo dei link quasi quotidiani già lo sa (scrolla scrolla scrolla), per gli altri basta un click.

Senza te non sono niente diventa libro di carta, come annunciato. Maggiori info ai primi di febbraio. Un po' di pazienza ancora, grazie. Vi posso anticipare che saranno 300 copie numerate e personalizzate, che non verrà ristampato (non in questa forma, almeno) e che lo regalerò. Ebbene sì. Perché dovrei fare altrimenti? I regali si regalano. Già molte le richieste, ma forse ancora qualcosa rimane; per la prenotazione (parole grosse) si può scrivere al solito, immancabile indirizzo. A chi resterà fuori, eh, le mie sincere scuse (anche se un'altra mia ideuzza forse contribuirà a quadrare il cerchio).

Altro da dire non ho. E in fondo sono giorni che parlo pochissimo.
Sarà il cambio di stagione.

post scriptum del 28/01/08: potrei rispondere a tutti, ma siete davvero tanti, e comunque il succo sarebbe lo stesso: grazie per le lettere, il libro arriverà a chi arriverà, la speranza è l'ultima a morire, mi farò vivo via e-mail con chi si è dimenticato (ma davéro?) di indicare un qualsiasi recapito. e, no, non si ristampa e, sì, il tutto è veramente gratis, spese di spedizione comprese. pace e bene.


Mangialibri: intervista a Giovanni Arduino

Scrittore ed editore. Come a dire che vivi di libri in ogni senso... che cosa è arrivato prima, il lavoro al servizio della cultura editoriale o la necessità di scrivere qualcosa che provenisse dalla tua interiorità e andasse a toccare gli altri? E come si compenetrano le due attività?

È arrivata prima la voglia di leggere. Fumetti, tanti, in quantità enormi, anche perché i libri "seri" (i fumetti erano considerati un passatempo per dementi) che mi passavano i miei credentissimi nonni erano condensati politicamente corretti di Verne o Kipling, targati Paoline, oppure Reader's Digest quando andava di gran culo. Così mi sono rifugiato in Jacovitti, il sommo, Coccobill e Pippo e Pertica e Palla e l'investigatore Cip e il perfido Zagàr, e di seguito tutto il resto, da Topolino ai supereroi Marvel. I romanzi "seri" (sorrido) sono arrivati dopo, verso i quattordici anni, con tre autori, Stephen King, Charles Bukowski e John Fante, emozione e tecnica, senza distinguere, e da lì in poi è stata la mia rovina. Ho letto e leggo tuttora di tutto, senza distinzioni (una lista fredda e incompleta la trovate qui www.myspace.com/giovanniarduino). Le mie qualità di onnivoro sono andate bene all'editoria, come scrittore e come curatore editoriale. Come si conciliano o compensano le due attività? Un tempo male ("il pubblico, il pubblico, che cosa penserà il pubblico?" e pippe simili: troppo giovane e troppo ingenuo), adesso c'è un distinguo: il romanziere scrive a mano su blocchi, l'editor usa la tastiera del pc. Può sembrare stupido, ma è fondamentale. A mano scrivi per te stesso o per gli amici, e va bene così.

Hai sempre pubblicato sia con il tuo nome che con lo pseudonimo di Jonathan Snow... che cosa cambia e perchè questa scelta? Scelte editoriali o necessità di differenziare le produzioni?

C'è anche Joe Arden, o c'era, lo scrittore alla Jim Thompson, il truzzo alcolizzato con i camperos pitonati e la bestemmia facile (Thompson non era affatto così, ma l'immaginazione conta più della verità dei fatti). Jonathan Snow era (è?) buono e pacato, accondiscendente, molto Frank Capra (che, invece, quasi paradossalmente, era un birbante). Gli pseudonimi, questi come tantissimi altri, arrivavano dalla mia curiosità per tutto, di voler provare tutto, anche nella scrittura, e un nome solo (il mio) non bastava, i miei libri erano (sembravano?) troppo diversi uno dall'altro. Curioso lo sono sempre, ma con parecchio lavoro alle spalle, quindi certi esperimenti non mi interessano più (che so, la road novel dark stile Il viaggio o l'horror buzzurro vagamente cyber di Maniax, anche se magari mi piace leggere romanzi simili), e ne ho in testa altri. Si chiama cammino, evoluzione o incostanza? Non lo so.

La tua scrittura è intrisa di immagini, metafore, similitudini, visioni sospese tra sogno e realtà. Disagio, difficoltà adolescenziale a trovare il proprio posto nel mondo, il tentativo, a volte disperato e faticoso, di ritrovare i propri cocci o pezzi mancanti per rimetterli insieme. E, anche se nel buio, sempre e comunque si agita una fiammella di speranza. Da cosa nasce tutto ciò?

Io mi auguro che in fondo al buio ci sia qualcosa, insomma, che non ci sia altro buio. Mi auguro, sottolineo. Non ne sono affatto convinto. E la vita è spesso disperata e faticosa, non che me lo ripeta tutti i giorni, ma meglio essere moderatamente pessimisti, almeno ogni tanto ci si sorprende. In quanto al disagio adolescenziale, probabilmente non sono mai cresciuto del tutto, e con me tanti altri. Non voglio parlare di generazione, per carità diddìo, e neanche sottoscrivere il maledettismo naif di alcuni autori italiani, però in molti miei amici, molti miei coetanei e non solo, si percepisce una specie di blocco, di non portato a termine, di mai guarito, di perennemente incompiuto. Una ferita, anche, mai rimarginata, che ogni tanto fa male, ogni tanto si infetta, ogni tanto si allarga, e che non vuole chiudersi.

Quanto c'è di te nelle storie che racconti e quanto, invece, arriva da quello che vedi, senti, esperisci, dalle persone che ti hanno attraversato o anche solo sfiorato?

Tutto passa attraverso di me. Sono un filtro. E talvolta mi intaso. E spesso vedo e manco mi accorgo di vedere. Quando scrivo, però, tutto ritorna. Magari me ne rendo conto a settimane o mesi o ad anni di distanza, ma tutto ritorna. È uno sfasamento al quale mi devo ancora abituare, ma che c'è sempre stato. Molto difficile che pianga a un funerale; più probabilmente crollo tempo dopo quando le immagini, i suoni, gli odori persino, si ripresentano e mi travolgono.

Pensi che quando un libro viene pubblicato diventi di qualcun'altro, del lettore, per esempio? E se sì, che cosa significa per te vedere le tue parole e le tue immagini stampate su fogli di carta fatti per essere vissuti e sfogliati?

Il libro è del lettore. Lo dico spesso, magari nei ringraziamenti. Rimango stupito, stordito, dall'effetto che le mie parole hanno (quando le vedo come citazioni sui blog o nelle lettere che mi arrivano o più semplicemente quando qualcuno mi parla di un mio lavoro), perché una volta messe su carta e diffuse, in qualsiasi modo, non mi sembrano neanche più mie. Per questo i complimenti mi fanno arrossire, immancabilmente: sembrano sempre immeritati, sembra sempre che arrivino per qualcosa che non ho fatto. E anche le critiche: "insomma, questo che cazzo vuole da me?", quasi mi chiedo.

Quale è stato l'ultimo libro che hai letto che pensi ti sia rimasto dentro come una radice che affonda le sue estremità nella parte più profonda dell'anima?

Uno solo? Ahi. Difficile. Le pile vicino al letto, ecco, ne scelgo due: Los Angeles di Peter Moore Smith, un giallo molto insolito (lui è il fratello di Julianne Moore, la bravissima attrice di Safe e Magnolia e... curioso), e In Awe di Scott Heim, tagliente, che sto rileggendo, dall'autore di Mysterious Skin (in Italia da Playground, anche se In Awe è più riuscito, secondo me) . Andando appena indietro, One for Sorrow di Christopher Barzak, dolce e violento (mi piacciono gli opposti che si incontrano e si fondono non senza problemi, gli angoli e gli spigoli che non possono smussarsi). Chissà quali radici metteranno, questi tre. [carlotta vissani]

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